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Una vera montagna divide il centro del lago in
due canali; è scoscesa e boscosa nella parte
sud-orientale e digradante a terrazze di campi
coltivati verso occidente, cioè verso la sponda
bergamasca. Ha tre nuclei principali: Siviano,
dov’è la sede municipale, Carzano e Peschiera
Maraglio; inoltre vi sono otto frazioni più
piccole, gruppi compatti di case, tra oliveti,
vigneti e boschi di castagni. Nel punto più alto
dell’isola a 600 metri dal mare sorge il
Santuario della Madonna Ceriola. Sbarcando alla
frazione Porto, quasi di fronte a Tavernola, si
ha l’impressione corroborante d’un luogo dove il
pedone è ancora il signore incontrastato. Alla
sinistra del nucleo, sulla riva si può ammirare
la villa Ferrata, d’impianto cinquecentesco e
restaurata all’inizio del Novecento; un’ala
verso il lago termina con una bella loggia
trabeata; aderente al corpo della villa è stata
eretta una cappella secentesca con cupola
prospettica; sul portale vi è scolpito lo stemma
Fenaroli, famiglia cui si deve la costruzione;
dietro la villa si estende un ampio brolo
chiuso, con viti e ulivi.
Più sopra è situato il Capoluogo Siviano,
dominato dall’alta parrocchiale barocca dedicata
ai santi Faustino e Giovita; la chiesa, sorta
sull’area di una chiesa precedente e terminata
nel 1745, ha un arioso interno a navata unica,
con presbiterio allungato e decorazioni di
stucchi e affreschi; una tela, raffigurante
l’Ultima Cena venne dipinta nel 1651 dal
bresciano Ottavio Omigoni (1605-1661); il
pronao, con colonne su alti piedestalli, è del
1759.
Il paese è solcato da viuzze, in parte a
gradinate, sulle quali s’affacciano portali di
case con portici interni e loggiati. Alta, sopra
i tetti, si eleva la torre quadrata di pietre
regolari, che appartenne ai Martinengo. Dei
piccoli pullman compiono un servizio Comunale di
trasporto pubblico, percorrendo la strada che
unisce Siviano con Carzano da una parte e con
Peschiera Maraglio dall’altra.
È stata costruita una variante che congiunge le
frazioni di Masse, Olzano e Cure capolinea a
monte del servizio di trasporto. Da quest’ultima
frazione, è possibile salire a piedi fino al
Santuario della Ceriola. Tutte le altre strade
sono rimaste alle condizioni di mulattiere e
sentieri, lungo i quali è difficile incontrare
veicoli a motore. A Monteisola sono da sempre
abolite le automobili eccetto le uniche
autorizzate per alcuni servizi importanti,
(ambulanza, parroco, vigili, pronto intervento,
servizio medico e un taxi), i motocicli sono
un’esclusiva dei residenti, che li usano per
recarsi al lavoro. Questo fa di Monteisola
un’oasi di tranquillità dichiarata dalla
legislazione italiana “zona di particolare
rilevanza naturale e ambientale” e quindi
protetta. I turisti possono utilizzare solamente
il mezzo pubblico o la bicicletta. Si può
effettuare il giro turistico dell’isola in
bicicletta rivolgendosi anche ai due punti di
noleggio situati a Carzano, e Peschiera. Andando
verso Peschiera M. si passa vicino al gruppo
rustico di Sinchignano, dove un’ampia corte è
limitata su lati opposti da due interessanti
edifici, appartenenti un tempo alla famiglia
Lollio. Verso sud vi è un palazzo che reca i
segni di vari tempi costruttivi, un portale a
sesto acuto che può risalire al Quattrocento,
mentre in un vano scala la balaustra di pietra e
la volta affrescata sono di gusto seicentesco;
sul lato nord della corte vi è un edificio,
probabilmente di epoca barocca con un bel
portico e annessi rustici.
Dov’è una chiesetta dedicata a San Carlo, che
all’interno è abbellita da un’icona in legno
dorato, si diramano le strade: proseguendo
dritto si prosegue per la frazione di Menzino, a
sinistra si sale per la frazione di Senzano.
Senzano, una frazione rustica di vecchie
case, dove la chiesa settecentesca di San
Severino conserva un’icona di legno dorato e in
cui viene celebrata la santa messa ogni domenica
mattina alle ore 09:00. Poco prima della chiesa
si trova un’altra diramazione che a destra porta
a Peschiera M. passando nell’interno dell’isola
(strada panoramica), mantenendo la sinistra si
sale per il Santuario o per le frazioni interne
di Masse, Olzano e Cure.
Da Menzino si sale in breve alla rocca
Martinengo: costruita nel Quattrocento dagli
Oldofredi e ampliata nel Cinquecento dai
Martinengo, essa è stata restituita nel 1963,
dopo un lungo periodo di abbandono, alla
funzione di dimora signorile, con un restauro
dell’architetto Vittorio Faglia. E’ celebre
nelle cronache locali il breve soggiorno che vi
fece nell’autunno del 1497 Caterina Cornaro
regina di Cipro. Posta a dominare uno sperone
dell’isola proteso verso la sponda bergamasca,
la rocca, a pianta quadrata, ha un grosso mastio
cilindrico che sopravanza il corpo di fabbrica
rettangolare posto a settentrione, con torri
rotonde agli spigoli. Un muro ridotto a
balaustra verso sud, dove si ha la vista
dell’isoletta di San Paolo, racchiude una corte
pavimentata in cotto a livello del primo piano
rispetto alla campagna. Vi si accede mediante
una gradinata dove un rivellino è congiunto con
un ponticello di legno al portale d’ingresso,
che ha grossi contorni bugnati inquadrati di
lesene: sulla trabeazione vi è la dicitura ex
alto. A questo piano, dove si può individuare la
traccia di un portico, vi sono ora i locali di
soggiorno, coperti a volta e ornati di bei
camini inseriti con il restauro. Il mastio
cilindrico serve da vano scala per i
collegamenti con gli altri piani; al piano terra
dov’è anche un ingresso secondario, un tempo
c’erano le scuderie, collegate con una rampa
alla corte principale; ora è stata realizzata la
sala da pranzo con la cucina. Al secondo piano
vi sono le camere da letto e un caminetto lungo
la parte del muro d’ambito. Da qui e dal sommo
del mastio, coperto a terrazzo, come da ogni
finestra, si godono incantevoli panorami.
L’ultimo restauro è stato effettuato negli anni
sessanta dalla Famiglia Mascheroni di Monza,
attuali proprietari.
Una leggenda narra che un perfido castellano,
colpiva a cannonate le barche dei pescatori se
questi, giunti sotto il castello, dinanzi al
Roccione di Herf (Serf), non avessero ammainato
la vela in segno di sottomissione. Dopo
l’affondamento di alcune barche, a qualcuno
venne in mente di trasformare questo gesto
obbligato in un devoto omaggio alla Vergine
Maria, ardentemente venerata sull’Isola. A
questo punto fu dipinta sullo scoglio l’immagine
della Madonna della Ceriola. La leggenda narra
che il castellano morì annegato nel tentativo di
cancellare l’immagine della Madonna.
Oltre Menzino si scende a Sensole,
piccolo centro di pescatori che sorge in un
piccolo golfo dove il tempo sembra essersi
fermato come l’attimo bello di Faust…”.
Non lo dicono gli opuscoli dell’ufficio
turistico ma bensì una raffinata viaggiatrice
inglese che conosceva bene il lago d’Iseo, sulle
cui sponde trascorse dieci anni della sua vita.
Si chiamava Mary Pierrepont Worthley
(1689-1762), meglio nota come Lady Montague, e
quelle sue parole sono ormai vecchie di due
secoli e mezzo, ma restano pur sempre verissime
anche ora , all’inizio del terzo millennio.
Percorrendo la strada asfaltata che costeggia il
lago, detta la strada degli ulivi, tra olivi
centenari e terrazzi soleggiati si arriva a
Peschiera Maraglio, un vecchio paese di
pescatori, con strette viuzze (tresandei) e
qualche bella dimora con portici e loggiati del
Cinquecento; la chiesa di San Michele, ad una
sola navata, è stata consacrata nel 1648.
Peschiera Maraglio. Basta scendere dal
traghetto che fa la spola con la sponda
bresciana (per Sulzano), per avere subito la
sensazione di essere approdati in un’altra
dimensione, più stabile, più tranquilla, più
umana, più surreale: vecchie barche che
sonnecchiano all’ormeggio, antichi portici e
loggiati decorati da biancheria stesa e da
vecchi arnesi da pesca, donne e pescatori
chiacchierano in dialetto senza fretta.
Proseguendo sulla strada asfaltata in riva al
lago, da Peschiera M. si arriva a Carzano.
Carzano si schiera quasi interamente ai
lati di una strada in riva al lago. A Nord, dove
inizia la strada per Siviano, vi è la chiesa
barocca di San Giovanni Battista, a pianta
ottagonale e cupola schiacciata. All’interno del
nucleo sorge il palazzo Martinengo, un edificio
probabilmente del tardo Cinquecento, a pianta
rettangolare, con un lato corto sulla strada. Un
portale, con lo stemma in chiave, da accesso a
un cortile dominato dalla serena fronte a due
piani del palazzo, che ha una gronda sostenuta
da mensolette, sul gusto di quelle della villa
Martinengo di Sale Marasino, visibile sulla
sponda opposta. Sotto gronda corre un bel fregio
affrescato. Il piano terra ha uno schema
semplice, con un vano scala centrale con due
stanze laterali di soggiorno, coperte a volta e
dotate di camini. A monte vi è una colombaia,
formata da due ambienti sovrapposti; il vano
superiore è interamente affrescato con
decorazioni barocche. A Carzano, ogni cinque
anni si tiene una festa (prossima nel 2010) di
ringraziamento per la fine di un’epidemia di
colera;”l’epidemia di colera cessò con il
passaggio della Santa Croce”. Per questa festa
tutti gli abitanti del paese e quelli della
frazione di Novale con pazienza e passione
preparano migliaia di fiori di carta per
addobbare il paese.
Da Carzano si può salire tramite una mulattiera
a Novale. Novale è un nucleo di case con
viuzze minuscole, sottoportici, case con forti
mura di pietra. Più in alto vi è Olzano,
frazione rustica, dove portali bugnati e portici
ad archi testimoniano un antico decoro, che è
evidente anche più avanti nella frazione di
Masse.
A Masse, portali , loggiati, cortili e
sottopassi compongono scorci caratteristici. La
chiesa barocca è dedicata a S.Rocco. Si
continua, attraverso vallate interne, tra
vigneti e piccoli campi di grano, in luoghi dove
scompare la vista del lago e il breve mondo
dell’Isola si fa più raccolto e remoto fino a
Cure.
Cure, bella frazione rustica, con
stradine selciate e case con archi e balconi è
la frazione dell’isola situata più in alto ed è
possibile raggiungerla con il servizio di
Autobus di linea.
Da qui si può raggiungere solo a piedi la vetta
più alta dell’isola e cioè il Santuario della
Madonna Ceriola a 600 metri di altitudine
Le origini remote del Santuario della Ceriola
risalgono alla metà circa del V sec., quando S.
Vigilio, Vescovo di Brescia, portò la fede nella
zona del Sebino, sopprimendo il culto della
divinità pagana Iside ( da cui deriva il nome
Iseo ). Sulla vetta dell’isola in quel tempo,
veniva adorato dagli abitanti, pochi contadini e
pastori, il dio pagano Fauno, ne fa fede ancora
oggi un cippo di pietra, o altare, come
basamento alla colonna della facciata, sul quale
è inciso, in modo rudimentale FA^NI, divinità
pagana protettrice dei boschi e della campagna.
Allora l’isola era una selva di abeti, di faggi
di castagni, da cui Silvinus (il nome primitivo
del lago) e poi Siviano (il paese tra le selve).
Sul luogo di una cappella che si dice esistesse
prima del secolo XI, sorse nel Cinquecento la
prima chiesetta dell’isola, dedicata alla
Purificazione di Maria Vergine; venne ingrandita
nel Seicento. L’interno è a una navata coperta a
botte, sopra l’altare maggiore di marmi
intarsiati, vi è una ricca icona cinquecentesca
di legno di cerro dorato, con le figure della
Madonna col Bambino tra i santi Faustino e
Giovita.
Sotto le scrostature delle pareti laterali
affiorano affreschi cinquecenteschi: il
campanile è del Settecento. è possibile, dal
piazzale antistante, vedere tutta la sponda del
lago e un panorama mozzafiato, girando in senso
orario. Da otto secoli la statua è venerata e
custodita dagli abitanti dell’Isola, e se
qualcuno dubita della fede degli isolani basta
salire alla Madonna della Ceriola per stupirsi
di fronte a decine di ex voto esposti. Non sono
tutti vecchi: accanto a tavolette ottocentesche,
ce n’è una di una donna che rende grazie per
essere sopravvissuta all’atroce mitragliamento
del battello di linea avvenuto nel 1944 davanti
al porto di Siviano (vi furono 41 Morti). Molte
sono le persone che tutti gli anni si recano al
Santuario in pellegrinaggio e tutti i Sabati
mattina alle ore 10:00 si celebra la Santa
Messa.
Allineate con l’isola sull’asse della vallata,
sorgono due isolette, di proprietà privata. A
nord L’Isola di Loreto che si presenta come una
piccola collina che emerge dall’acqua. Una villa
di gusto romantico venne costruita alla fine
dell'Ottocento in luogo di un convento
trecentesco delle Clarisse, del quale forse ne
rimane una parte della cappella. L'ultima
ristrutturazione risale al 2000.
A sud L’Isola di San Paolo, ospitava nel secolo
XI un monastero cluniacense: fiorente nei
secoli, fu soppresso nel 1783 e completamente
demolito con la chiesa agli inizi del Novecento,
ora vi sorge una villa , costruita nel secondo
decennio dello scorso secolo, con il fronte
rivolto verso Monteisola; un muro a filo di
sponda circonda il bel parco. L’isola di San
Paolo è ora di proprietà della Famiglia Beretta
di Gardone Val Trompia.
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