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I reperti archeologici permettono di immaginare
con fondamento che già in epoca preistorica Iseo
fosse un importante centro di scambi fra diverse
popolazioni, quali i Reti, i Camuni e i Cenomani,
grazie soprattutto al ruolo del suo porto
lacustre.
In particolare i Camuni ebbero sempre bisogno di
importare vettovaglie, come il frumento, e
questo non poteva avvenire che dalla pianura
attraverso il lago, poiché non esisteva strada
litoranea. Inoltre Iseo si trovava in un punto
di passaggio obbligato lungo un’antichissima via
di transumanza che portava alle malghe del
Guglielmo e che permetteva di recuperare pedaggi
dal transito dei bovini, che avevano la
possibilità di far tappa nella grande pianura
Padana a sud del paese.
L’influenza romana nella zona è testimoniata sia
dalla realizzazione di un’efficiente rete di
comunicazione, come la “via Valeriana” (I secolo
a.C.), sia dal ritrovamento di un manufatto
raffigurante una fatica di Ercole, venuta alla
luce durante lavori nella pieve di Sant’Andrea,
precedentemente tempio romano. La costruzione
della chiesa e la fondazione della pieve, una
delle più antiche del bresciano, è da far
risalire al VI secolo, ad opera del vescovo di
Brescia San Vigilio, durante il periodo di
diffusione e organizzazione del cristianesimo in
epoca longobarda. Essa comprendeva l’attuale
territorio di Polaveno, Brione, Ome, Monticelli,
Provezze, Provaglio, Timoline, Colombaro,
Clusane, Pilzone, l’isola di San Paolo e
ricevette, per la sua importanza, numerose
donazioni di terreni, che nei secoli successivi
furono a poco usurpati da Signori e Comuni.
Nella zona ebbe proprietà anche il monastero
bresciano di Santa Giulia sempre di fondazione
longobarda, il quale vi traeva consistenti
benefici economici.
A seguito delle scorrerie e invasioni
barbariche, per tutta l’età medioevale nella
zone della Franciacorta e del Sebino sorsero
numerosi castelli, torri di difesa, cinte
murarie e borghi fortificati.
Iseo, col suo castello di proprietà della
famiglia degli Oldofredi, diventò per Brescia un
importante centro strategico e commerciale,
tanto da essere coinvolto drammaticamente dalle
lotte che opposero i comuni italiani
all’imperatore nel X secolo. In occasione della
seconda discesa in Italia di Federico I
Barbarossa, Iseo fu saccheggiata e incendiata,
probabilmente grazie anche alla complicità dei
ghibellini bresciani.
A testimonianza della rilevante importanza d’
Iseo è il fatto che il comune di Brescia
provvide direttamente a finanziare la
ricostruzione del castello e concedette agli
abitanti privilegi fiscali.Nel 1427 Iseo entra a
far parte della Serenissima Repubblica di
Venezia. Da quel momento la città trascorse tre
secoli di grandi trasformazioni sociali ed
economiche, interrotti solo dall’arrivo della
peste del Seicento. La ripresa fu poi garantita
dallo sviluppo dell’industria della lana e della
seta. Nel 1784 gli artigiani lanieri si
costituirono in “università”, a testimonianza
dell’importanza assunta da questo settore.
Con gli Asburgo arrivò l’illuminazione pubblica
(1819), trasformata a gas nel 1873,
elettrificata nel 1898, fu costruito il nuovo
cimitero (1822), fu inaugurato l’ospedale
(1841). Nel 1834 furono aperte regolari linee di
navigazione sul lago.
Dodici iseani combatterono sulle barricate delle
Dieci Giornate di Brescia, dove perse la vita il
40enne Camillo Plevani e fu ferito il tenente
Giuseppe Nulli. Quando gli austriaci
abbandonarono il paese, sul porto fu subito
innalzato il tricolore e l’inviato del nuovo
governo, Giuseppe Zanardelli, al suo arrivo
trovò la popolazione in festa. Qualche anno dopo
gli iseani salutarono con entusiasmo le truppe
di Giuseppe Garibaldi. Iseano illustre fu
Gabriele Rosa, che collaborò ai successi
politici di Giuseppe Zanardelli. Nel 1870/80
furono avviate tre filande a vapore e nel 1875
fu allargato il porto, dal quale passava l’80%
dei cereali diretti in Valcamonica.
Dieci anni più tardi fu inaugurata la linea
ferroviaria Brescia-Iseo: il suo prolungamento
fino ad Edolo (1907) farà perdere ad Iseo il
ruolo di nodo dei traffici verso la Val Camonica.
E’ ricordata dalle cronache, per i gravi danni
arrecati, l’inondazione del settembre 1888.
Nel XX secolo, durante la prima guerra mondiale
i piloti di idrovolante si addestravano sulle
acque del lago. Il turismo fu lanciato negli
anni Trenta con la sistemazione, nel 1937, del
lungolago.
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